martedì 8 giugno 2010

ALLEVARE E ADDESTRARE RAPACI NOTTURNI: considerazioni prima della scelta e dell’acquisto (F.Boer)


Falconeria tradizionale con rapaci “non tradizionali” …connubio ambiguo e arduo.

I rapaci notturni in falconeria (falconeria intesa come “caccia per mezzo di rapaci”) non sono mai stati tenuti in grande considerazione. Nella storia della falconeria non si fa menzione di notturni allenati ad eseguire azioni predatorie al pugno di antichi struccieri; tuttavia è risaputo che, soprattutto civette e barbagianni, sono stati largamente impiegati da cacciatori e uccellatori come zimbelli e richiami vivi fino a non molto tempo fa.

Nella falconeria contemporanea più di qualcuno ha ottenuto ottimi risultati nella caccia impiegando soprattutto grossi strigiformi come il gufo reale eurasiatico “Bubo bubo”, il gufo virginiano “Bubo virginianus” e pochi altri. Oppure orientandosi su specie particolari come l’ulula “Surnia ulula” le cui peculiarità di volo la rendono più simile ad un diurno accipitride che ad un rapace notturno.

Queste sperimentazioni, (perché tali sono da considerarsi), rappresentano rari tentativi di mettere alla prova le abilità e l’esperienza dei falconieri che vi si cimentano, i quali sono indubbiamente molto capaci. Non ardiscono quindi ad aprire nuove strade percorribili nel panorama della falconeria moderna. Le tecniche qui impiegate non collidono con quella che è, di fatto, la consueta natura predatoria dei gufi, i quali sarebbero molto meno “dinamici” di quanto non richiedano le tecniche di falconeria.
Detto questo bisogna rilevare che l’incoraggiante numero di successi derivante dai lunghi e silenziosi appostamenti, tipici della tecnica predatoria naturale di questi affascinanti uccelli, decisamente rende loro ragione.

La “guferia” come espressione moderna di sviluppo di interattività tra uomini e gufi.

Indubbiamente esiste una profonda attrazione suscitata dai rapaci notturni che fa presa sull’interesse delle persone in modo quasi automatico.
Questo fenomeno ha una lunga storia, tanto da trovare testimonianze preistoriche in alcune incisioni rupestri rinvenute in grotte neolitiche.

Non è difficile ipotizzare le ragioni del fascino che subiamo da questi uccelli: in primo luogo l’espressione spiccatamente antropomorfa che caratterizza gli strigiformi. Il disco facciale rievoca l’ovale del viso umano e gli occhi frontali rimarcano ancor più questa somiglianza conferendo spesso un espressione arcigna che non fa che indurci a riconoscere un tratto a noi conspecifico. In secondo luogo ci sono le abitudini notturne di queste schive creature che, rientrando nella sfera di ciò che reputiamo misterioso, hanno da sempre fatto breccia nella fantasia umana.

Ecco che gufi e civette assumono un’aurea soprannaturale e magica e trovano, più o meno meritatamente, posto nel mito e nel folclore popolare. Tutto questo è ormai retaggio culturale umano imprescindibile e influenza il nostro punto di vista sull’icona che abbiamo assunto del rapace notturno. Troppo spesso, però, l’ignoranza che ci è peculiare ha agito a scapito di innocui animali, colpevoli soltanto di essere notturni, o di frequentare luoghi che noi temiamo come i cimiteri. È questo il caso dei rapaci notturni, i quali hanno subìto (e tal’ora ancora subiscono) ingiustificate, stupide persecuzioni a fini puramente scaramantici.

In verità i rapaci notturni sono animali molto affascinanti anche sotto il profilo etologico e non solo estetico.
Anzitutto vale, ancor più per loro, il postulato per cui ogni soggetto possiede una propria indole e un proprio carattere non necessariamente affine a quello di un altro soggetto con le medesime caratteristiche specifiche, o generalità. Premesso questo, si possono però tracciare delle direttive generali abbastanza attendibili sulle tendenze caratteriali delle varie specie. Volendo essere ancora più generici, ci si può sbilanciare ulteriormente delineando un sunto delle principali caratteristiche che accomunano gli strigiformi come ordine.

Sono animali schivi e solitari, molto più dei parenti diurni. Per tanto sono meno inclini a socializzare col falconiere; motivo per cui, praticamente tutti i soggetti, vengono “imprintati” all’uomo (ovvero allevati a stretto contatto con l’uomo sin dai primi giorni di vita facendo sì che riconoscano il falconiere come conspecifico). Oppure, “svezzando” più di un soggetto contemporaneamente, si ottiene un “doppio imprinting”, cioè un imprinting col falconiere, come descritto testé, e un imprinting sociale che si instaura tra i soggetti in questione. Quest’ultima soluzione permette di ottenere esemplari affabili e rilassati in presenza di dell’uomo, pur preservando la propria identità specifica di rapaci, i quali si riconosceranno reciprocamente affini in quanto “compagni di nido”.

Le varie tecniche di imprinting sono ben note in falconeria e prima ancora nell’etologia che Konrad Lorenz ci ha insegnato, ma è necessario sottolineare quanto sia fondamentale e utile l’applicazione di questa tecnica nell’allevamento degli strigiformi. Detenere gufi e simili non imprintati vorrebbe dire assistere quasi sicuramente all’impietosa autodistruzione dell’animale che non reggerebbe allo stress della cattività senza riuscire ad interagire col falconiere.

Tenendo ben presente questo presupposto fondamentale, ci si incammina nell’affascinante mondo dei rapaci notturni. La prima scoperta da fare è l’intelligenza particolare di questi uccelli. A questo proposito bisogna abbandonare gli stereotipi che normalmente vengono assunti come esemplificativi dell’intelligenza dei volatili.

I pappagalli, e ancor più i corvi, pur essendo indiscutibilmente gli “Einstein” del mondo dei pennuti, sono più facilmente apprezzabili dal nostro punto di vista, in quanto, come la specie umana, si sono evoluti socialmente e forgiando un genio opportunista.

I rapaci invece sono predatori specializzati e si sono evoluti perseguendo il massimo perfezionamento delle loro abilità predatorie. È nella predazione infatti che si può apprezzare il genio di un predatore; in quella alchimia di prestanza, di riflessi e di un livello di concentrazione che rasenta la precognizione.

L’intelligenza di un predatore sta nella capacità di assecondare un istinto che non lascia nulla al caso, è il calcolo millimetrico, è la totale percezione di sé …il genio del predatore, in fin dei conti, è la consapevolezza che egli ha di poterci lasciare quando gli pare con “un palmo di naso”!…

I rapaci notturni non fanno eccezione; anch’essi sono predatori formidabili e basta questo per attribuire loro doti per noi sovrannaturali.

La particolare forma asimmetrica delle cavità auricolari, per esempio, permette loro di apprezzare una differenza sostanziale nella percezione dei suoni dall’orecchio destro a quello sinistro. Da questa differenza riescono a triangolare con precisione millimetrica l’esatta posizione della fonte del suono, sia essa una preda che si muove nella totale oscurità, o un pericolo in agguato che li minaccia.

I gufi, le civette, i barbagianni, gli assioli… sono tutti cacciatori sorprendenti, ma in falconeria, come si è detto, è difficile apprezzarli da questo punto di vista. Ciò nonostante ci si rende subito conto di quanto questi animali siano speciali ed interessanti in tutto quello che fanno. È strano e al contempo bellissimo constatare quanto possano essere curiosi nel rapportarsi col falconiere, o come sappiano essere giocosi e addirittura affettuosi. Riescono ad essere buffi e fieri, brillanti e pigri, docili e capricciosi.

È meraviglioso avere l’opportunità di vivere al loro fianco rispettandoli e imparando dal loro temperamento puro e incondizionato.

Scelta, acquisto, detenzione e cure; tutto quello che si deve assolutamente sapere, fare, o evitare per intraprendere la strada del “gufiere”.

Vista la straordinaria natura di questi uccelli,
non è un caso che sempre più faunisti decidano di avvalersi delle tecniche base della falconeria per interagire con svariate specie di strigiformi, ormai riprodotti ed allevati abbastanza agevolmente. Va precisato, però, che ci sono alcune cose che differiscono rispetto ai più consueti rapaci diurni e che vanno tenute in debita considerazione.

Come è noto, la falconeria di per sé è un’arte complessa che necessita di passione, dedizione e sacrificio.

La falconeria è talmente impegnativa per chi la pratica che inevitabilmente diventa un vero e proprio stile di vita e, alla domanda: -ma chi me l’ha fatto fare?- (che tosto o tardi ogni falconiere si pone) la risposta deve essere immediata: amore e rispetto per la natura e quindi per gli animali, passione genuina e -perché no?- quella punta di masochismo…

Posto questo, si deve sapere sin dal principio che con i rapaci non si può ricorrere a punizioni o rimproveri. Ci si avvale del solo rinforzo positivo, ovvero: quando otteniamo dall’animale la risposta sperata, lo si premia (solitamente con del cibo). Quindi si capisce che sarà un lavoro lungo e paziente e che sarà bene avere cura di non fare errori che potrebbero inficiare tutto il lavoro fatto.

Se questo vale per la falconeria “ordinaria”, si tenga presente che per lavorare con i notturni è richiesta un’ulteriore dose di pazienza.

Essi infatti non sono corruttibili come falconi o poiane, i quali, almeno nelle prime fasi di ammansimento e allenamento sono più inclini a collaborare in cambio di premi-cibo. Vedremo in seguito che i notturni sono uccelli fiscalmente abitudinari ed è su questo che il “gufiere” dovrà fare leva per interagire con essi.

Un’altra cosa importante da sapere sui notturni, prima di procurarsene uno, è che, come gli altri rapaci e come gli animali selvatici in genere, per essere commercializzati devono essere in possesso di documentazioni in regola a seconda della specie e della provenienza.

Presupposto fondamentale per intraprendere questa esperienza è conoscere almeno le tecniche fondamentali usate in falconeria. Per questo bisogna che il candidato “gufiere” abbia già esperienza di falconeria, oppure che possa avvalersi del supporto di un falconiere esperto (preferibilmente con esperienza di notturni). In fine è essenziale procurarsi tutto il materiale e l’attrezzatura necessari prima dell’arrivo del rapace scelto per questa avventura straordinaria.

Scegliere il notturno che più si adatta a noi non è semplice. Bisogna cercare tutte le informazioni possibili su quella data specie e studiarle molto bene. Per i neofiti è consigliabile orientarsi sulle specie più comuni tra i gufieri anche perché si è agevolati nel reperire informazioni.

Ci sono ragionevoli considerazioni da fare sulle varie specie in commercio e su i pro e contro che ognuna riserva.

Lo spazio che si ha a disposizione per ospitare il volatile prescelto è una discriminante importante. Un gufo reale può essere molto impegnativo da questo punto di vista. Le specie di grossa taglia necessitano di attrezzature proporzionate alle loro esigenze e di quantità di cibo proporzionate al loro metabolismo.

Paradossalmente lo stesso vale per animali di piccola taglia, che sono anche più problematici. Infatti un assiolo Otus scops si accontenta di una piccola gabbia come alloggio, ma anch’esso va allenato e fatto volare libero; trovare una trasmittente sufficientemente leggera per poterlo far volare in libertà e sicurezza al contempo è un impresa ardua e costosa. E quanto a cibo, un minuscolo gufo come l’assiolo eurasiatico o la civetta nana Glaucidium passerinum ecc… necessita di insetti sempre disponibili, e possibilmente vivi, per una dieta equilibrata. Questo impone spesso che il gufiere debba allevarsi gli insetti da sé, facendo fronte alle innumerevoli problematiche del caso. Oltre questo bisogna anche tenere presente che, in animali così minuti, lo sbalzo di pochi grammi di peso corporeo, può fare enormi differenze in termini di risposta e di stato di salute del soggetto.

Si sconsiglia di optare per specie troppo esotiche. Prima di tutto perché è bene prevenire la contaminazione genetica, delle popolazioni selvatiche, nel malaugurato, raro caso di fuga. In secondo luogo si consideri che spesso le specie non autoctone sono fisiologicamente strutturate per vivere in ambienti differenti dal nostro. Emblematico è il caso del gufo delle nevi Bubo scandiacus che patisce molto il clima mediterraneo, o anche l’allocco di lapponia Strix nebulosa. Queste specie, per esempio, soffrono spesso di problemi dell’apparato respiratorio che possono diventare gravi e addirittura letali.

Un’altra cosa che merita d’essere ponderata è la natura totalmente notturna, o semi notturna delle varie specie. Il barbagianni Tyto alba è un bellissimo rappresentante della famiglia degli strigiformi, docile e dinamico, ma soprattutto rustico e molto meno delicato di altre specie, per questo viene spesso consigliato ai principianti. Però, a differenza di altre specie come ad esempio il gufo reale, è un rapace totalmente notturno. Così come l’allocco Strix aluco, ha difficoltà a tollerare l’esposizione alla luce del giorno, non tanto per un problema visivo, quanto per il disagio che prova fuori del suo elemento: la notte.

A questo proposito molti gufieri hanno notato che l’indole di alcuni soggetti è rimasta molto riluttante ad adattarsi a un ritmo circadiano che comprendesse anche un esposizione limitata al tramonto. Di fronte a questa casistica ci si chiede fino a che punto sia legittimo forzare la natura di quelle timide creature. Personalmente ritengo che ci siano degli escamotage efficaci per tutelare la natura di questi animali che vivono presso di noi, come, ad esempio, fornire loro sempre un alternativa per trovare riparo nell’ombra, si è dimostrato efficace nel trattamento di questa sorta di “agorafobia” di alcuni barbagianni. Con questo si intende sottolineare che è auspicabile che il principiante sia informato su queste casistiche, o altre analoghe, prima dell’acquisto.
Anche la differenza di sesso può essere un fattore discriminante. Esperti e allevatori concordano nell’affermare che tra i rapaci notturni spesso i maschi si dimostrano più attivi e dinamici. Questo agevolerebbe l’allenamento agli esercizi. Mentre le femmine sarebbero più pigre, timorose e distratte. Al contempo, però, i maschi sono ritenuti meno espansivi nel rapporto col gufiere e più distaccati, mentre le femmine più affettuose o talvolta addirittura aggressivamente passionali. Ovviamente questa non è la regola e, a voler essere precisi, molto è dovuto ad influenze ambientali e al grado di sintonia ed intimità che si è instaurato con l’animale. Però, per chi deve scegliere il primo notturno, è pur sempre una nozione da tenere in considerazione.

Quindi, ricapitolando, prima di portare a casa il primo notturno bisogna:

conoscere le tecniche più importanti della falconeria, o, meglio ancora, conoscere un falconiere esperto (meglio un gufiere esperto) che possa seguire e insegnare al neofita.

• procurarsi tutto il materiale necessario e le attrezzature adatte alla specie che verrà scelta.

• contattare allevatori fidati che garantiscano soggetti con documentazione in regola.

• optare per specie che si potranno gestire, tenendo presente le necessità particolari di quelle molto grandi, molto piccole, o molto esotiche. Non si trascuri nemmeno la probabilità che caratteristiche come la natura totalmente o parzialmente notturna di alcune specie o anche solo la scelta di un esemplare maschio, piuttosto che femmina, potrebbero implicare un differente approccio.

A questo punto avviene l’acquisto e, con tutta probabilità, per quello che si è detto sull’imprinting, si tratterà di un “pullo”, ovvero un esemplare di poche settimane con addosso ancora il piumino da nidiaceo. Lo svezzamento è una pratica delicata che merita d’essere impartita dal gufiere maestro. Ma è importantissimo che durante questo periodo e oltre, l’animale venga il più possibile tenuto in ambienti frequentati da gente. Sin da subito bisogna insistere perché il rapace notturno impari a non temere le persone. Se questo non viene fatto correttamente e assiduamente, l’animale crescerà rapportandosi col solo gufiere e eventuali pochi familiari e si agiterà ogni volta che si troverà di fronte ad estranei richiudendosi in se stesso. Questa è forse la cosa più importante da sapere sull’addestramento dei rapaci notturni; successivamente bisogna affrontare la loro indolenza negli esercizi di allenamento. Questo può essere fatto principalmente facendo leva sulla loro predisposizione ad essere abitudinari. Rispettare orari e modalità e metodi sempre uguali, con pazienza “ultraterrena”, porta a risultati certi, ma in tempi relativamente lunghi se li si paragona ai tempi di allenamento di un qualsiasi diurno.
Nonostante questo, è molto gratificante lavorare con un rapace notturno, una volta instaurata la giusta sintonia.
Un bravo gufiere si gode i voli dei propri notturni grato per il privilegio a cui partecipa e consapevole dell’enorme regalo che rappresenta ogni singolo, silenzioso battito d’ali di queste straordinarie creature della notte.
F.B.

11 commenti:

  1. Complimenti, articolo molto interessante e ben fatto!

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  2. La ringrazio! Mi é stato davvero utile con questo articolo. Sto pensando anch'io all'eventualità di prendere un notturno. E fortunatamente ad un oretta da me ho anche dei falconieri esperti che spero mi aiuteranno. :)

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    1. Mi fa piacere che Le sia stato utile!
      L'importante è fare le cose fatte bene ed essere seguiti da falconieri esperti che sapranno darLe tutte le informazioni adeguate, i contatti con allevatori di fiducia e La seguiranno nella gestione e nell'addestramento del rapace.
      Così la soddisfazioni saranno tante! Le auguro buona fortuna!

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  3. Come posso reperire un gufiere esperto??? c'è qualche associazione nel basso veneto (io sono in provincia di Verona)??

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  4. molto ben fatto...realistico e dalla parte dell'animali...bravi

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  5. Tanto di cappello in un periodo dove sembra che sia diventato una cazzata tenere un notturno al pari di un cane o un gatto ci vorrebbero più articoli di questo genere. Grazie

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  6. grazie per l'articolo , mi è stato molto utile ed ha confermato che il mio notturno ideale sarà una femmina di Bubo bubo

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  7. Ottimo articolo, molto utile! In futuro se ne avró la possibilità spero di poter prendere un barbagianni, nel frattempo vorrei documentarmi il più possibile. Vorrei chiedere solo una cosa che ancora non ho capito: l'ideale per alloggiare un notturno è una voliera all'esterno oppure andrebbe meglio una stanza interna (in solaio, con le dovute attrezzature)? Ho letto anche che il barbagianni puó essere tenuto libero in casa come un gatto...è fattibile?

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    1. è fattibile se si sa bene quello che si sta facendo ed oltre alle nozioni di base serve sapere esattamente da chi si sta comprando l'animale: non tutti sanno gestire la fase dell'imprinting al meglio e per un neofita è fondamentale che le prime fasi dell'ammansimento siano state svolte alla perfezione dall'allevatore (e in Italia siamo pieni di incompententi, sopratutto nel campo notturni). Come scritto nell'articolo sono animali abitudinari, se accettano l'ambiente domestico comprendendone la conformazione e abituandosi ai rumori (aspirapolvere, televisore, etc) si sceglieranno 3/4 posti in cui passare la giornata e sempre là andranno a poggiarsi (e a fare i loro bisogni). c'è però sempre da tener presente che per quanto si possano adattare ad un soggiorno questo si considererà come una voliera e quindi è fondamentale addestrarli ugualmente al volo libero all'esterno. Non è facile, diventano facilmente degli strilloni da mercato se non si sa gestire bene il rapporto, sopratutto quando si avvicina l'ora del volo (o pasto) e possono causare emicranie terribili quindi una scelta del genere è sempre da ponderare non una ma, cento volte: si possono tenere in casa? Sì. Sono come un gatto? Assolutamente no.

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  8. Ottimo insegnamento,grazie veramente!! Quante cose ho appreso!

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  9. Complimenti per la tua precisione nei consigli dati agli aspiranti Gufieri ^_^ (anche se non avevo dubbi sulla tua professionalità)
    Roberto Ponc

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